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di Miriam Iantaffi

Il sindaco di Roma, Ignazio Marino, ha trascritto in Campidoglio le nozze -avvenute all’estero- di sedici coppie gay. Tanto è bastato per suscitare un clamore mediatico senza precedenti. Il Ministro Alfano ha liquidato la faccenda con una laconica definizione: “Autografi di Marino, niente di più”, sottolineando come quei matrimoni continuino a non avere nessun valore in Italia. Il prefetto Pecoraro annuncia: “Annullerò tutte le trascrizioni, per applicare la legge, non si tratta di uno scontro istituzionale, è proprio che l’atto di Marino non ha valore.” Il Vicariato ha espresso tutta la sua indignazione, la Cei ha definito l’atto di Marino “inaccettabile”, gruppi del Nuovo Centro Destra hanno manifestato il proprio dissenso verso il Sindaco, definendolo “contro le famiglie”. In tale bagarre, coppie lesbiche e gay, molte delle quali con bambini al seguito, sono convinte di non essere contro la famiglia ma di essere loro stessi una famiglia. Luca, un giovane manifestante di destra, che proprio non accetta la decisione del Sindaco, obietta: “Perché non se ne vanno a vivere all’estero allora, dove si sono sposati? In Italia il loro matrimonio non vale nulla e non varrà mai niente, non importa cosa fa Marino! Pensasse alla metro di Roma, che fa schifo”. Probabilmente i gay non se ne vanno a vivere tutti all’estero perché qui hanno delle radici e un lavoro gratificante, come Marilena, ingegnere, che si è unita con la sua ragazza in Spagna diversi anni fa e con lei vive nella capitale. Diciamo la verità, i disagi sulla metropolitana e sui bus di Roma sono una questione annosa -esistono dagli albori dell’ Atac- e di certo non sono aumentati perché il sindaco ha trascritto sedici matrimoni gay. Dario D. ha tre bambini che sta crescendo insieme al suo compagno, dopo averlo sposato all’estero e sul suo profilo Fb, commenta la giornata della trascrizione così: “Felice di questa giornata, della forza e visibilità delle Famiglie Arcobaleno, di tutti gli amici che pur dovendo aspettare di fuori non hanno rinunciato ad esserci, felice della mia città che amo e che si è dimostrata davvero unica oggi.” Luca Possenti, sposato in Canada con il suo compagno, con il quale sta crescendo una bellissima bimba, commenta: “Questa è solo una trascrizione del nostro matrimonio avvenuto tre anni fa e anche se agli effetti pratici non cambia nulla, per noi a livello simbolico è un grande passo. Il primo verso l’uguaglianza nel nostro Paese.” Sebbene ondate progressiste abbiano attraversato il paese da Nord a Sud, Marino è stato il primo ad avere il coraggio di sfidare la Curia nella Roma dei Papi. Ex boy scout, laureato all’Università Cattolica, medico chirurgo con esperienza in Italia, Inghilterra e Usa, si è imposto all’attenzione mediatica mondiale. A una giornalista che gli chiede se il suo sia un atto di disobbedienza civile, Marino risponde: “No, semmai d’intelligenza civile!” Essendo laureato in medicina, il sindaco di Roma sembra non conoscere l’espressione, nota invece a chi ha studiato filosofia. In realtà la disobbedienza civile, come la definisce A.Arendt, filosofa del diritto, che ne è una dei maggiori teorici, è espressione del Diritto e di una sana azione politica e non un’infrazione comune della legge, né una comune obiezione di coscienza. Si tratta piuttosto di uno strumento per fare avanzare la legislazione a favore di minoranze organizzate di cittadini. I gay e le lesbiche saranno abbastanza organizzati? A giudicare dalle famiglie che si sono viste in Campidoglio pare proprio di si.

 

 

RedazioneDirettoPoliticaPunti di vistaIgnazio Marino,leggi,LGBT,politica,trascrizionidi Miriam Iantaffi Il sindaco di Roma, Ignazio Marino, ha trascritto in Campidoglio le nozze -avvenute all’estero- di sedici coppie gay. Tanto è bastato per suscitare un clamore mediatico senza precedenti. Il Ministro Alfano ha liquidato la faccenda con una laconica definizione: “Autografi di Marino, niente di più”, sottolineando come...