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La conduttrice TV ospita nella sua trasmissione una testimonianza telefonica di un anonimo che fa dichiarazioni non provate sulla scomparsa Elena Ceste

di Manlio Trueroman

Per errore sono incappato nella visione del programma di Barbara D’ Urso, quello in cui intervista i parenti delle stelle del cinema e dei morti ammazzati, sperando che un numero alto di persone guardi il suo programma TV. La puntata oggetto del mio articolo, in particolare, riguarda il caso di Elena Ceste, la donna morta, probabilmente assassinata, in circostanze ancora da chiarire. L’atteggiamento della D’Urso merita la nostra attenzione, per il modo irrispettoso, privo di una qualsiasi deontologia, in cui ha affrontato l’argomento. In collegamento con lo studio era una sua cronista, accampata davanti alla casa della famiglia Ceste, dove si trovavano i genitori della povera donna scomparsa, i suoi bambini e il marito Michele. Ora, dato che i bambini per legge non li possono intervistare; dato che il marito ha capito che gli conviene stare zitto, dopo quante ne ha dette; visto che i genitori stanno ancora piangendo la figlia trovata morta nuda in un campo con il corpo straziato e i pezzi sparsi ovunque e non vogliono saperne di rilasciare interviste…Cosa si inventa la D’Urso per tenere i telespettatori incollati alla TV? Con la sua faccia contrita, quella proverbiale che utilizza ogni volta che si parla di omicidi, annuncia uno scoop: “Al telefono parlerà con noi un uomo che aveva visto la foto di Elena Ceste in una chat line”. Quest’uomo anonimo, la cui testimonianza a livello giuridico vale zero e che potrebbe essere tranquillamente un mitomane, dichiara che aveva visto la fotografia di Elena Ceste nel profilo di una chat line, che poi è stato eliminato. Dunque nessuna prova che quanto dice sia vero, perché il presunto profilo non esiste, è solo la parola di un uomo X contro una persona che non può replicare alle sue affermazioni. Ora, se qualcuno andasse in TV, senza nessuna prova, a dire di avere visto la vostra foto in una chat line per incontri, nella quale non siete mai stati, voi cosa fareste? Come minimo andreste dall’avvocato per una diffida e una denuncia a chi cerca di rovinarvi la reputazione. Elena Ceste però questa denuncia non può farla perché è morta, non può difendersi da nessuna illazione e i suoi familiari al momento hanno da pensare a ben altro per notare quello che accade in uno studio televisivo.  La conduttrice non dimostra alcuna sensibilità verso le vittime e i loro familiari. Per la riprovazione sentita verso tale inqualificabile modus operandi, voglio intitolare questo articolo Barbara d’Urso Mignatta, o così o niente, per due ragioni:

1) Barbara D’Urso è, a mio parere, davvero una mignatta, parola che a Roma si utilizza per indicare le sanguisughe, perché basa il proprio successo su un’indagine  delle altrui disgrazie, senza rispettare la dignità di nessuno.

2) Qualcuno leggerà forse una o dopo la n, invece della a, per sbaglio e questo mi farà guadagnare qualche lettore in più… Voglio sfruttare l’ingenuità delle persone che non sanno leggere molto bene, esattamente come fa la D’Urso, però invece di attirarle con l’immagine di qualche disgraziato, voglio parlare proprio di lei. Sicuramente non sono ricco, né famoso come Barbara nazionale e non salirò mai con lei sul piedistallo dei vip che vivono fuori dal mondo reale, credendosi una spanna superiore agli altri…Ma sono felice lo stesso, anzi sono contento proprio per questo. Rispetto chi mi sta intorno e, anche se non la conoscevo, rispetto la memoria della povera Elena Ceste, che ha lasciato dei figli, i quali meritano rispetto. Non è giusto che immaginino la loro madre intenta a cercare qualcuno in una chat per incontri o a darsi da fare con un amante in una macchina al buio -qualcuno, senza prove, ha dichiarato anche questo in TV-. Non è giusto che soffrano per alimentare le mignatte della TV.

La D’Urso di vero non ha neanche il nome, visto che all’anagrafe è Maria Carmela. Chissà, forse se avesse tenuto il proprio nome di battesimo, oggi, oltre a non essere Barbara, sarebbe meno barbara.

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