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di Simone Perrotti

“Memling Rinascimento fiammingo” è la prima mostra dedicata al pittore al di fuori delle Fiandre e propone una visuale dell’ intera carriera di Hans Memling, con una particolare attenzione non solo ai soggetti, ma anche ai diversi supporti che egli ha sperimentato. Dalle grandi pale d’altare, ai piccoli dittici e trittici portatili, dai dipinti a carattere devozionale, quali i tondi, fino ai ritratti. Molte delle opere presenti sono state prestate da collezioni pubbliche e private europee e statunitensi. La mostra, presentata dalle Scuderie del Quirinale, si svolge fino al 18 Gennaio 2015 e segue l’evoluzione di Memling da dopo la morte di Rogier van der Weyden, presso cui si era formato. Da quando nel 1465 si stabilì a Bruges, capitale del Belgio e principale città delle Fiandre occidentali per la Comunità fiamminga, Memling divenne il più famoso artista della città, importante luogo commerciale e di diffusione artistica. La sua peculiare maniera di dipingere, influenzata anche dai grandi Rogier van der Weyden e Jan van Eyck, lo rese un punto focale di ispirazione per gli artisti dei decenni successivi, al punto da essere definito “il pittore più abile ed eccellente del mondo cristiano”, dal capo notaio del Centro di scrittura di Bruges nel 1494. La straordinaria capacità di Memling di integrare tradizione e innovazione in un continuum armonico lo elevò ad artista di eterna importanza, e la mostra mette bene in evidenza questo aspetto, con continui paragoni tra le sue opere e quelle dei contemporanei ma soprattutto dei seguaci, come Il Maestro della Leggenda di Sant’Orsola e il Maestro della Leggenda di Santa Lucia, di cui è presente anche una splendida Santa Caterina d’Alessandria. Hans Memling fu particolarmente prolifico per committenti italiani, ovvero mercanti che risiedevano a Bruges e che tenevano per sé, o inviavano come dono nella patria natale, le opere commissionate. La potente comunità di mercanti Italiani lo scelse come pittore ufficiale, rendendolo di fatto uno dei pittori di riferimento per la nobiltà Italiana della seconda metà del ‘400.

 

La mostra si apre con uno dei rari ritratti di donna che egli eseguì nella sua carriera, che probabilmente risulta decurtato delle mani che di solito lui dipingeva sempre oltre al viso. Già nel confronto tra questa prima opera, dove lo sfondo è neutro (tipico di una commissione di ambiente fiammingo) e il celebre “Ritratto di uomo” del 1470 (The Frick Collection-New York) dove c’è uno sfondo con paesaggio, si nota l’inizio dell’evoluzione artistica che seppe compiere Memling. Evoluzione che risulta ancora più evidente nel “Ritratto di uomo con una medaglia romana” del 1480, uno dei solo due ritratti in cui il modello guarda dritto lo spettatore.

Interessante il modo di trattare i pannelli esterni del “Trittico con la Crocifissione di Jan Crabbe”. Nonostante la sconcertante assenza del capolavoro sommo del Maestro, il “Trittico del Giudizio Universale” (detto anche Trittico di Danzica), commissionato dopo il trasferimento a Bruges, dall’italiano mercante-banchiere Angelo Tani, e che attualmente si trova a Danzica (del quale però vi è una riproduzione video che mostra i più minuti dettagli ad altissima definizione) le decine di opere esposte mostrano, senza dubbio, l’importanza che ebbe Memling per i suoi contemporanei e soprattutto per il periodo successivo alla sua morte.

 

 

 

 

RedazioneDirettoEventiHans Memlingdi Simone Perrotti 'Memling Rinascimento fiammingo' è la prima mostra dedicata al pittore al di fuori delle Fiandre e propone una visuale dell' intera carriera di Hans Memling, con una particolare attenzione non solo ai soggetti, ma anche ai diversi supporti che egli ha sperimentato. Dalle grandi pale d'altare, ai piccoli...