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È davvero indice di grettezza giudicare un libro in base al sesso di chi l’ha scritto. Se devo associare la parola lettura a un “genere” mi scorrono in mente comico, giallo, noir, d’amore, d’avventura… Non certo il genere maschile o femminile di chi scrive. Difficile comprendere come il sig. Marco Bonassi, direttore di una Feltrinelli storica, a Bologna, possa avere dichiarato ai giornali di non leggere molti libri scritti da donne. Il quotidiano La Repubblica è andato a intervistarlo, dopo che aveva stilato per la sua libreria una top ten natalizia, ovvero dieci libri da regalare per le feste. Tutti scritti rigorosamente da uomini. Di fronte alle domande della giornalista, il sig. Bonassi ha ammesso che non si è trattato di una svista, ma di una vera e propria scelta di genere. “Non leggo libri scritti da donne” ha dichiarato. Il Direttore non ha neanche preso in considerazione l’ipotesi di colmare la sua lacuna. Soltanto in Italia, tra i Paesi civilizzati, può accadere che simili affermazioni sessiste siano rese pubbliche con tanto candore. Fosse accaduto in qualsiasi altro Paese avanzato, la casa editrice avrebbe già chiesto pubblicamente scusa, ponendo in essere qualsiasi azione possibile per evitare un danno d’immagine. Certo, il signore in questione, ha detto ciò che molti uomini -e purtroppo anche moltissime donne- pensano. Il fatto è che quando hai un ruolo di responsabilità, devi darti una regolata. In Italia, sembra che nessuno debba pagare per gli errori commessi quando ha un potere, anche minimo. Non è una questione di poco conto che la qualità di un lavoro intellettuale sia giudicata in base all’organo riproduttivo dell’artista. L’artista è neutro, care lettrici e cari lettori, non ha sesso, in nessun idioma, incluso il nostro. Ci scandalizziamo soltanto per i femminicidi e quando le donne vengono gettate dalle rupi? Forse, se prestassimo più attenzione alla violenza -anche verbale- subita dalle donne ogni giorno, in ogni contesto –specie lavorativo- non si arriverebbe a tanto e con tale frequenza. In Italia capita anche si sentir dire che non ci si fida di un medico se donna, che una guardia giurata è sempre meglio assumerla di sesso maschile, che i pannolini dei bambini deve cambiarli la madre -anche se lavora-. La lista è lunga. Anche se di primo acchito non sembra, tutti gli stereotipi sono collegati tra loro e sono indipendenti dal ceto sociale di chi li perpetra o li subisce. L’unica arma che noi consumatori e consumatrici abbiamo, di fronte all’inciviltà del potere, è boicottarlo. Non compriamo più libri da chi non rispetta le autrici, al pari degli autori. È tempo che dai Paesi avanzati d’Europa, oltre all’austerity, iniziamo a emulare anche  apertura mentale, rispetto per le donne e diritti. (M.I.)

 

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