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di Miriam Iantaffi

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La Camera ha approvato, in via definitiva, la legge di regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e la disciplina delle convivenze, etero ed omosessuali. 369 i voti favorevoli e 193 i contrari. Il testo della legge non ha subito modifiche da quello approvato in senato. L’unione civile, ammessa esclusivamente tra due maggiorenni, dello stesso sesso, è considerata  “formazione sociale” e si può costituire in comune, “di fronte all’ufficiale di stato civile e alla presenza di due testimoni”. La coppia può scegliere un solo cognome, oppure mantenerli entrambi. Dall’unione derivano: obbligo di assistenza materiale, morale e coabitazione; diritto di assistenza reciproca in carcere e in ospedale. In caso di morte di uno dei due partner, l’altro beneficia di TFR e pensione di reversibilità e, qualora esista un contratto d’affitto della casa di abitazione comune, il partner ha pieno diritto di subentro -sia in caso d’unione civile che di convivenza-; se invece il defunto era proprietario dell’immobile, il/la partner ha diritto di continuare ad abitare nella stessa casa. Restano delle differenze sostanziali, rispetto ai matrimoni:   nelle unioni civili, non vi è alcun obbligo di fedeltà per gay e lesbiche -obbligo previsto, invece, dall’art. 143 del codice civile sul matrimonio-; non è contemplata dalla legge la stepchild adoption, ovvero l’adozione del figlio biologico del/della partner. I singoli Tribunali saranno liberi di decidere in merito, con ampio margine di discrezionalità. (Segue sotto)

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“È andata! Siamo come in Francia 17 anni fa!” Commenta Luca Possenti, sposato all’estero con un uomo e papà di una bimba. In effetti, la Francia ha approvato i PACS già nel lontano 1999 e l’Italia è uno tra gli ultimi Paesi, nel mondo civilizzato, a riconoscere le unioni civili. I matrimoni omosessuali sono consentiti oggi in quasi tutti gli Stati d’ Europa, anche nella cattolicissima Irlanda. Tuttavia, la conferenza episcopale Italiana continua a dichiararsi contraria. Per il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi: “È un giorno di festa! La risposta da parte degli attivisti LGBT non si fa attendere: “Le nostre famiglie non possono festeggiare. La legge sulle unioni civili tanto attesa e per cui i nostri soci, insieme a migliaia di altre persone, hanno a lungo lottato, non tutela  i nostri figli, il loro diritto a vedersi riconosciuti entrambi i genitori. Quale padre e quale madre parteciperebbero mai a una festa in cui i loro bambini non sono invitati?” Annuncia Marilena Grassadonia, Presidentessa e portavoce di Famiglie Arcobaleno. Anche Giuseppina La Delfa, attivista ed ex Presidentessa di FA, ricorda che “avere due istituti diversi per regolare l’amore e l’impegno, significa che delle persone, per lo Stato, valgono di più delle altre, una coppia vale più dell’altra, dei figli valgono più di altri!” Certamente, il lavoro in Parlamento per fare approvare la legge non è stato facile, dato l’ostracismo e i continui ostacoli da parte della Lega e di tutto il centrodestra. In questo momento, sarebbe stato impossibile, senza una mediazione, far passare il testo sulle unioni civili alla camera. L’obiettivo delle associazioni LGBT resta però il matrimonio egualitario, senza alcuna discriminazione in base all’ orientamento sessuale. Mentre gli eterosessuali possono scegliere se contrarre matrimonio oppure convivere, le lesbiche e gli omosessuali possono accedere esclusivamente all’istituto giuridico delle unioni civili, in Italia. Per Antonello Dose, storico speaker e autore del programma di radio due “Il Ruggito del Coniglio”, attivista del Gruppo Buddista Arcobalena SGI, oggi è l’inizio del cammino verso l’uguaglianza ma non bisogna abbassare la guardia: “Finalmente l’Italia comincia ad uscire dal Medioevo! Un primo passo in avanti è stato fatto ma la lotta per uguali diritti continua!”

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