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Di Claudio Fois

Lo ammetto: io su questo governo ho dei pregiudizi. Però lui ha dei pregiudicati! Magari ancora solo in primo grado, ma insomma, ha cominciato lui, ecco!

Nonostante questo, in merito alla scottante, quanto delicata, questione del prossimo referendum costituzionale, per cui si voterà il 4 Dicembre, ho voluto accogliere con cuore aperto le rassicuranti parole del Presidente del Consiglio. Sono andato a letto felice, certo di sognare un mondo migliore. Non so se sia stata la cena a base di carbonara, patate fritte, doppia porzione di tiramisù, mirto e carbonara, ma anziché un magico avvenire ho sognato di immergermi nelle 310 pagine del testo ufficiale delle Riforme. Non male devo dire. La carbonara dopo il mirto intendo.

Anzitutto mi è venuto incontro il concetto di “superamento del bicameralismo perfetto”, che ho trovato naturalissimo, in quanto si sa che in Italia se c’è qualcosa di perfetto, questo causa crisi di rigetto nell’ organismo!

Come novella Alice, ho camminato tra gli articoli della Costituzione. Alcune modifiche mi sono sembrate quantomeno discutibili. Altre le ho trovate positive.  Ed ecco che subito mi ha assalito un pensiero: “Possibile che una riforma con variazioni tali da far concorrenza al bancone di una super gelateria, si possa ridurre ad un solo, secco quesito, cioè: Approvi la riforma Sì/No?”. Molto più facile rispondere alla terribile domanda “vuoi più bene a mamma o a papà” che almeno una volta nella vita, a parte  Adamo ed Eva, tutti i bambini hanno dovuto subire. Nel sogno, ad un certo punto, mi è venuta incontro l’espressione “Senato” ma era diversa da quella che, accostata alla parola “abolizione”, avevo ascoltato spesso da qualche esponente di palazzo Chigi. In realtà, la suddetta Camera viene solo ridotta, passando da 315 a 100 unità. Questi 100 nuovi senatori non sarebbero più eletti dai cittadini ma verrebbero nominati. A pensarci bene, questa di togliere delle fastidiose elezioni è un’iniziativa lodevole da parte del governo, visto che, come si sa, i cittadini alle chiamate alle urne in genere si astengono in gran numero!

I senatori sarebbero sindaci e consiglieri comunali, quindi eserciterebbero doppie mansioni pubbliche, in caso di vittoria del SI. Fortunatamente io non aspiro a cariche politiche, poiché non sono abile a fare bene due cose insieme neanche quando si tratta di guidare mentre mastico il chewingum, figuriamoci assolvere due compiti tanto gravosi come amministrare una regione o una città e fare il senatore.

Restando in tema di urne, la riforma prevede che, per le proposte di legge di iniziativa popolare, non occorrano più 50.000 firme, come accade ora, bensì il triplo: 150.000. Il principio è: se il popolo ha eletto i suoi rappresentanti perché deve scomodarsi pure a proporre leggi in prima persona? Dissuadiamolo!

In merito ad altre sostanziali modifiche della Costituzione c’è da dire che allo Stato verranno assegnati molti poteri, che ora sono delle Regioni, o perlomeno condivisi. Passeggiando poi tra altri punti delle modifiche, come la facoltà del governo di imporre tempi stretti per l’approvazione di alcune leggi ed il fatto che la nuova legge elettorale attribuirebbe al partito che prende in mano la gestione del Paese un numero di seggi “invincibile”, viene da pensare che detto partito avrebbe un po’ troppo potere. 

In breve, conoscendo la riforma, non disgiungendola dall’Italicum e sentendo sia Renzi sia Boschi dire che il referendum è “per tagliare le poltrone”, oppure che se vince il NO arriveranno le dieci piaghe d’Egitto, ecco che mi tornano i pregiudizi. Naturalmente tutto questo è successo nel sonno, però mi sono svegliato con due consapevolezze: una è che la sera devo mangiare più leggero e l’altra è che, senza alcun dubbio, io voterò NO, NO, convintissimamente NO.

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