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di Miriam Iantaffi

Ho intervistato Imma Battaglia, fondatrice di Dì Gay Project, storica attivista del movimento LGBTQ, appena rientrata in Italia dall’Honduras. Abbiamo parlato dell’ inchiesta sull’Unar (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni), di politica Italiana e internazionale, diritti civili, omogenitorialità e del suo amore per l’attrice Eva GrimaldiMilva Perinoni all’anagrafe-, che l’ha condotta alla recente esperienza televisiva sull’isola dei famosi.

Imma, un’inchiesta ha coinvolto l’ Unar, in merito a dei fondi pubblici destinati a un progetto Anddos, perché, in uno dei circoli, si praticava la prostituzione. Qual è  la tua opinione in merito? Non frequento i circoli Anddos, non li conosco personalmente.  So che i finanziamenti in questione sono il risultato di bandi sostenuti da fondi Europei, destinati all’Italia contro la discriminazione e contro l’omofobia. Una commissione ha deciso a chi assegnare i fondi disponibili, in base al valore attribuito ai progetti presentati. Chiaro che un punto di ascolto in una sauna è inopportuno! Non giudico nessuno per come decide di trascorrere il proprio tempo libero, nel privato, ma i centri di ascolto vanno fatti nelle scuole, o con i camper per strada, dove s’ incontrano le ragazze e i ragazzi abitualmente.

Come giudichi la scelta di Francesco Spano di dimettersi dall’Unar? Le accuse che gli sono state mosse dai media hanno generato una tensione difficile da sostenere, quindi è comprensibile che si sia sentito sotto pressione, essendo alla Direzione dell’Unar, ma l’ho trovato, comunque, troppo affrettato nella sua decisione di dimettersi. Al suo posto, avrei difeso il mio lavoro e le mie valutazioni.  Se sei sicuro di te e sai argomentare, non capisco per quale motivo ti devi dimettere. Per certi ruoli ci vogliono persone adeguate, in grado di prendere decisioni giuste e di sostenere le proprie scelte fino in fondo. 

La comunità LGBTQ Italiana ha accolto con entusiasmo la decisione dei giudici di Trento di conferire la potestà genitoriale a una coppia gay. Hanno riconosciuto anche al padre non biologico la genitorialità  di due gemelli, nati all’estero con la gestazione per altri (vietata in Italia). Cosa ne pensi? Sono pienamente d’accordo con questa sentenza. Una volta che i figli sono nati da un progetto di coppia, devono essere riconosciuti e il genitore non biologico deve assumersi diritti e doveri. I bambini sono nati da un desiderio di entrambi e da un impegno che tutti e due gli uomini si sono assunti, prima ancora che i gemelli venissero al mondo.

Trovi che il riconoscimento della potestà genitoriale ai gay debba essere lasciato all’arbitrarietà dei giudici, oppure ritieni sia necessaria una legge, che vada a integrare quella sulle unioni civili, in Italia? Credo profondamente nel matrimonio egualitario. Una coppia che decide di unirsi, condividendo un progetto di vita, non deve subire discriminazioni in base all’orientamento sessuale. La legge sulle unioni civili approvata in Italia è importante ma parziale. Chiaramente, l’unica differenza tra unioni etero e gay che coinvolgano i minori, è nella  progettualità. Nelle unioni etero, i figli a volte possono nascere anche se non desiderati e i doveri spettano in ogni caso a entrambi. Nelle unioni omosessuali, i figli chiaramente devono nascere da un progetto comune e, in tal caso, hanno il diritto di vedere pienamente riconosciute entrambe le figure genitoriali.

Tu sei stata consigliere comunale a Roma, quando era sindaco Ignazio Marino. Cosa ha funzionato e cosa no, durante la tua esperienza? Siamo riusciti a ottenere, per la prima volta a Roma, il registro unioni civili. Abbiamo celebrato le unioni -come atto simbolico e fortemente incisivo- prima ancora dell’approvazione della Legge a livello nazionale e -dato non trascurabile, ma importante- le registrazioni sono avvenute nelle sale del Comune dedicate ai matrimoni. Abbiamo dato vita a un mondo di uguaglianza, prima sconosciuto a Roma, restituendo dignità a molte famiglie LGBTQ e di questo sono davvero fiera. Cosa non ha funzionato? Il modo in cui hanno fatto fuori Ignazio Marino è stata una brutta pagina della democrazia. Non avrebbero mai dovuto metterlo alla gogna, specialmente i compagni del PD. Ricordiamo che ben 19 consiglieri del PD gli hanno voltato le spalle.

Perché, secondo te, hanno deciso di fare politicamente fuori Marino? Ignazio, da sognatore, ha creduto davvero nel cambiamento. Ha dato fastidio ai poteri consolidati -e non sempre leciti- a Roma. Non si è lasciato corrompere ed ha applicato la legge contro gli ambulanti non autorizzati,  contro l’abusivismo che deturpava il centro della Capitale; ha fatto applicare la legge contro le affissioni abusive. Ha pedonalizzato e rivalutato Via dei Fori Imperiali. Ha chiuso la discarica di Malagrotta! Le sue azioni a sostegno della popolazione sono state percepite -dalla destra e dal PD locale- come una dichiarazione di guerra ai poteri forti.

Oggi cosa ne pensi della scissione del PD? Io sono di sinistra. Disorientata di sinistra, come molti. Sono contro la spaccatura del PD. Il nostro Paese ha bisogno di un grande centro sinistra, non di divisioni che indeboliscono. L’elezione di Trump in America deve servire da monito per tutti noi. I muri portano soltanto violenza. Mi auguro che il buon senso abbia la meglio, in questo momento di follia collettiva.

Anticipazioni sul prossimo Gay Village nella capitale? Ci saranno grandi cambiamenti. Sarà un luogo fantastico, dove potersi esprimere e soprattutto dove poter sognare …

Arriviamo alla tua parentesi sull’Isola dei famosi…L’ Isola è stata un’esperienza davvero faticosa. Il mio corpo ha dovuto sopportare improvvisi cambiamenti. Oltretutto ero sotto antibiotici, per una brutta influenza. Ho preso medicine senza poter mangiare abbastanza, sopportando gli acquazzoni e il clima tropicale. Sono stata catapultata in un mondo duro, anche se ho conosciuto belle persone. Dal punto di vista umano, posso dire che l’esperienza è stata bella!

Tutto vero quello che si vede nel reality?  Tutto vero, anche più duro di quello che sembra. Vera la  fame e ci sono dei cameramen h24!

Qual è stato il tuo ruolo sull’isola? Ho cercato di dare un po’ di forza al gruppo. Se non fosse stato per Eva, ti dico sinceramente che non sarei mai andata. Viaggio troppo lungo, fuso orario tremendo. Tuttavia, io, da napoletana, vedo il sole in ogni caso. Cerco d’individuare sempre la parte positiva, in ogni situazione! Ho fatto del mio meglio per unire il gruppo, per spingerlo alla condivisione, piuttosto che alla divisione.

A Roma, abbiamo visto te ed Eva Grimaldi ai Gay Pride, ma non tutta Italia conosceva la vostra storia. Ti ha emozionato la pubblica dichiarazione d’amore di Eva? Il suo è stato definito come il primo coming out di un personaggio dello spettacolo di sesso femminile in Italia… Certo che Eva mi ha emozionato. Sono andata sull’isola dei famosi soltanto per lei, per rafforzare la nostra unione, per incoraggiarla, dato che la vedevo molto dimagrita e sotto pressione. Niente di costruito. Quello che ha detto Eva sull’isola, se vogliamo chiamarlo coming out, è stato un coming out d’amore! Voglio comunque ricordare che, fuori dalla TV, come hai appunto notato, Milva non si è mai nascosta, anche se Eva, come personaggio, ha dichiarato i suoi sentimenti per me pubblicamente, in TV, per la prima volta all’isola. Il nostro amore è arrivato a 50 anni, è un legame maturo. Prima che lei partisse avevamo parlato e  mi aveva detto che, se le avessero chiesto chi portare in Honduras, avrebbe scelto me.

C’ è chi ha criticato la tua decisione di partecipare a un reality. Che reazioni hai notato, al tuo ritorno? Non m’interessano le critiche distruttive. Ho ricevuto messaggi di donne adulte, della mia età, che mi hanno ringraziato. Se anche una sola persona trova un po’ di forza, per vivere serenamente, traendo beneficio dall’esperienza mia e di Eva, io ne sono felice.

Sei da poco rientrata in Italia, hai mangiato? E certo che ho mangiato! Il parmigiano come prima cosa, dopo aver tanto sofferto la fame, ma, per Amore di Eva, ne valeva la pena!

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