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La teoria del gender nasce quando Riyoko Ikeda, un’astuta sceneggiatrice a capo della più importante loggia massonica gay lesbo trans gender interplanetaria, dà vita al manga Lady Oscar. Il personaggio ambiguo del cavaliere, che è in realtà una fanciulla, viene trasformato in un cartone animato, attivando un meccanismo inconscio nella psiche di tutti noi che siamo stati bambini negli anni ’80 e ’90. Un esperto di musicologia e sette massoniche, Don Padre Isidoro Polidori di Villalba D’Alloro, ha studiato in laboratorio il disco di Lady Oscar, che  abbiamo incautamente ascoltato ogni giorno. Il Professore ha scoperto un’incredibile verità. I versi “Grande festa alla corte di Francia, c’è a palazzo una bimba in più”, se ascoltati al contrario, richiamano perfettamente l’alfabeto sonar gamma, percepito addirittura già dal neonato nell’utero di sua madre e significano letteralmente: “Diventa gay, oppure cambia sesso. Firmato dal Demonio.” Don Isidoro avrebbe inoltre realizzato degli studi sperimentali su 1.762 chierichetti, dimostrando che già dopo la terza visione del cartone animato di Lady Oscar, con sigla iniziale e finale, i maschietti incominciavano insolitamente a scegliere i bicchieri rosa all’ora del pasto, accennando passi di danza, mentre le femminucce davano prova di abilità calcistiche fino a quel momento celate e rifiutavano le principesse per aderire alla moda dei baffi finti, i cosiddetti “Mustaches”, altra “diavoleria” transoceanica. Dai baffi finti ad una poco accurata depilazione… Dal bicchiere rosa ad arrivare a ballare ubriaco con una parrucca di lady gaga sul carro di un Pride, il passo è davvero breve. Almeno due generazioni sono state contagiate inesorabilmente, assorbendo, dal cartone animato della loggia gender, un impulso irrefrenabile a diventare lesbiche e gay, oppure a cambiare sesso e poi a partecipare a programmi tv canori.  Cara amica lettrice, caro amico lettore, se credi veramente a tutte le baggianate che abbiamo scritto fin qui, forse tu non esisti. Nel dubbio ti spiego che la teoria del gender, in realtà, non esiste. Gender è semplicemente una parola inglese, che tradotta significa “genere”. Seriamente, i primi in Italia a parlare di “teoria del gender” non sono stati né transessuali, né gay, né accademici, bensì associazioni cattoliche. Il cardinale Angelo Bagnasco ha dichiarato in un’intervista: “La teoria del gender edifica il transumano!” Nella realtà, lo ripetiamo, la “teoria del gender” è semplicemente la definizione che i cattolici più conservatori utilizzano per indicare tutte le teorie improntate al rispetto tra i generi e al contrasto della violenza e dell’omofobia. Da sempre, esistono due generi definiti: il maschile e il femminile. Si nasce maschio o femmina, in base al sesso determinato biologicamente. Esistono, questo è vero, i “gender studies”, ovvero gli studi di genere, che hanno semplicemente analizzato i ruoli attribuiti a maschi e femmine nelle diverse società, mettendoli in discussione. La fantomatica “teoria del gender nelle scuole” consiste semplicemente nel mostrare alcune schede grafiche a bambini e bambine delle elementari. Le ho viste personalmente: in un’illustrazione, un uomo lavava i piatti e stirava, in un’altra, una donna faceva la dottoressa. Le schede, semplicemente, evidenziavano che un uomo può svolgere ruoli considerati solitamente “femminili” dalla società e viceversa. Niente che possa spiegare l’indignazione di una buona parte di associazionismo cattolico Italiano e di diversi partiti politici. La realtà dei fatti la sappiamo tutti e tutte: esistono persone che si riconoscono nel proprio genere e sono attratte da altre persone del genere opposto (eterosessuali); persone che si riconoscono nel proprio genere e vengono attratte dallo stesso genere (gay e lesbiche); infine esistono persone che non si riconoscono nel proprio sesso biologico. Nascono maschi ma si sentono femmine o viceversa: i transgender. Questi ultimi, in modi differenti e a vari livelli, transitano da un sesso all’altro -come ci dice la parola inglese utilizzata per identificarli-. Spesso si parla in tal caso di “disforia di genere”. Lasciamo che le nostre nonne spieghino ai preti più intransigenti ciò che i vecchi già sanno, pur senza conoscere l’inglese: non esistono rischi di estinzione per il genere umano. Nel mondo noi umani siamo tantissimi e cresciamo nelle nostre città parallelamente ai topi, mentre svariati gruppi di individui sono impegnati a sterilizzare i gatti randagi e parlare di teorie del gender. In Italia, questo è vero, siamo a crescita zero, grazie all’economia barcollante, dunque perché non riconoscere alle coppie gay o lesbiche che lo desiderano, il diritto di sposarsi e procreare? (M.I.)

 

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