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Un primo passo in avanti è stato compiuto, in Italia, con l’introduzione della normativa sulle unioni civili, eppure, in molti, sostengono che avvantaggi i gay a discapito degli etero -perché le unioni civili sono riservate esclusivamente a persone dello stesso sesso, mentre gli eterosessuali possono registrare le convivenze.- In realtà, due persone di sesso diverso possono scegliere se sposarsi oppure convivere e sono considerate “una famiglia”. Lesbiche e omosessuali, invece -se vogliono essere riconosciuti dallo Stato- possono diventare esclusivamente una “formazione sociale”, attraverso le unioni civili. Tralasciamo, in questo momento, d’indagare per quale ragione la legge obblighi gli etero –ma non i gay e le lesbiche- alla fedeltà e concentriamoci sull’uso singolare e arzigogolato dell’idioma, in Parlamento. L’Italiano ha la sua importanza, perché attraverso il linguaggio si veicolano i messaggi ed è soltanto con la conoscenza dell’altro da sé  che si vincono le paure. Magari pensi che gay e lesbiche siano alieni, finché non li conosci e ti rendi conto che non sono peggiori o migliori di te per il solo fatto d’amare una persona dello stesso sesso. Non sono biologicamente “più sensibili e più bravi degli altri”, come dice chi vuole fare il buonista. I gay non sono portatori di qualità o difetti specifici, che non siano riconducibili all’intero genere umano eterosessuale. L’unica differenza oggettiva è che, pur avendo in Italia gli stessi doveri degli etero, i gay non hanno gli stessi diritti e a renderli diversi è, lo ripetiamo, anche la terminologia utilizzata per identificarli. L’espressione formazione sociale mi fa venire in mente la nazionale cantanti che gioca la partita del cuore! Mi fa pensare a un gruppo di volontari, intenti a scrostare il petrolio dalle ali dei pellicani, oppure a un’azienda specializzata nella compilazione dei 730 per i pensionati. Ne verrebbe fuori uno spot perfetto: La formazione sociale attenta alle tue necessità! Invece, due persone che si amano e decidono di stare insieme ogni giorno della vita,  anche dopo aver conosciuto i reciproci difetti, con la certezza di poter contare l’una sull’altra e con l’idea che sia “per sempre”, sono una famiglia, indipendentemente dal fatto che siano un uomo e una donna, o due uomini, o due donne. Per la stessa ragione, due adulti che si amano e poi puliscono il moccolo di un neonato, gli preparano la pastina e si svegliano, entrambi, quando piange nel cuore della notte, per accudirlo, anche se in quel neonato c’è il DNA di uno solo dei due, sono proprio una famiglia e non una semplice “formazione sociale”. (M.I.)

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